OCCLUSIONE E POSTURA

Per spiegare brevemente quanto imparato nel recente corso, tenuto a Genova il 5 maggio, mi permetto di postare un pensiero del docente del corso, ovvero il Dottor Piero Silvestri Biavati:

CORRELAZIONI DENTI POSTURA

Da molto tempo si dibatte sull’esistenza di queste correlazioni. La mia esperienza prima di ricerca e poi clinica, conferma tale affermazione. Dobbiamo pensare che l’occlusione dentale è il dittatore della posizione scheletrica fra mandibola e cranio. Il SNC attraverso gli input del Trigemino, cerca costantemente il massimo ingranaggio possibile dentale, attraverso il riflesso della deglutizione che riprogramma la posizione mandibolare ad ogni suo atto. Forse questo è il modo di permetterci, comunque e sempre, la possibilità masticatoria, senza la quale non ci saremmo evoluti. A livello posturale globale bisogna tener conto che il sistema dentale è da considerarsi “struttura indeformabile” perlomeno a breve termine. Possiamo lavorare sulla posizione di una scapola, su un muscolo, su un tendine durante una seduta terapeutica fisiatrica, riabilitativa, antalgica ecc, ma non sull’occlusione. Questo sta a significare che una eventuale malocclusione presente, se è causativa di problemi posturali e muscolari, farà sempre recidivare, almeno in parte, il lavoro riabilitativo. Ecco allora l’importanza di conoscere quali problematiche sono più frequentemente causative e quali test usare allo scopo. La posturologia ovviamente non si ferma qui, in questo corso verranno anche spiegate le correlazioni con gli occhi e la visione, che possono a loro volta avere interrelazioni sia con l’occlusione dentale che con il sistema posturale……

……In breve, la comprensione dei problemi occlusali odontoiatrici è di grandissima importanza nel trattamento riabilitativo cranio cervicale e spesso lombare. Poter parlare un linguaggio comune, poter intercettare le problematiche PRIMA di intraprendere la terapia è, a mio avviso, di grandissimo aiuto. Il corso vi porterà passo passo, seguendo un ragionamento logico basato su anatomia, fisiologia, e fisiopatologia dell’adattamento, alla comprensione delle più frequenti situazioni dentali che possono inficiare il vostro lavoro, ma vi darà anche strumenti per poter interagire con quei colleghi odontoiatri “illuminati” che ritengano importante una collaborazione con il fisioterpaista, sempre e comunque nell’ottica del’ottenimento del benessere del paziente. Alcuni articoli a riguardo sono scaricabili dal sito http://www.gnatologia.it previa registrazione all’area professionale, totalmente gratuita –

tratto dal sito http://www.aifimm.it

di seguito posto un interessante studio del Dottor Silvestri riguardo la correlazione fra potuta, occlusione e visus.:

Clinical association between occlusion posture vision

DISTORSIONI DI CAVIGLIA

Una distorsione di caviglia (chiamata volgarmente storta o scavigliata) è una perdita parziale e momentanea dei rapporti articolari nell’articolazione tibiotarsica, tra la pinza malleolare e l’astragalo. E’ un evento molto diffuso soprattutto tra gli sportivi, si stima che almeno 300000 inglesi ne siano vittime ogni anno, di cui 40000 descritti come eventi severi soprattutto nel calcio, nella pallavolo e negli sport di corsa. E’ molto utile sapere cosa fare in caso di distorsione alla caviglia e conseguente caviglia gonfia. A causa della biomeccanica dell’articolazione, le lesioni più frequenti sono in inversione (circa 80%) e riguardano il compartimento laterale e possono portare anche alla lesione dei legamenti.

distorsione-caviglia

fonte: web

Mi preme ricordare che è molto importante essere seguiti da un fisioterapista sin dalla fase acuta; questo per evitare alcune problematiche tra cui:

  • recidive;
  • sintomatologia dolorosa durante l’attività sportiva;
  • instabilità articolare.

Anatomia della caviglia

Di seguito verrano spiegati alcuni concetti di anatomia del piede, questo per far comprendere meglio il tema che stiamo trattando.

L’articolazione di caviglia è formata da due componenti:

Astragalo: è l’osso superiore del piede che prende contatto con la gamba e presenta tre facce:

  • una superiore: a contatto con la tibia
  • due laterali: esse sono contenute dai malleoli a cui corrispondono punto per punto.

Pinza malleolare: costituita dai due malleoli, essendo quello esterno più voluminoso, più basso e più posteriore dell’interno, l’asse passante per i malleoli risulta un po’ sfasato (obliquo in fuori e indentro, quasi tutte le slogature avvengono in inversione).

Oltre a quest’ultimo particolare, le distorsioni di caviglia in inversione sono favorite dalla debolezza dei legamenti laterali rispetto ai mediali.

caviglia-ossa

ossa articolazione Tibio-Tarsica (fonte: web) 

legamenti caviglia

I legamenti è possibile suddividerli in un comparto mediale:

  • legamento deltoideo

ed in un comparto laterale:

  • legamento peroniero-astragalico anteriore e posteriore;
  • tibio-peroneale anteriore, posteriore e trasverso (per tenere chiusa la pinza malleolare);
  • legamento peroneo-calcaneare.

Distorsione di caviglia con Lesione Laterale

Le lesioni ai legamenti laterali sono causate principalmente da rapidi cambi di direzione, specialmente se effettuati su superfici irregolari, come i campi da calcio. Nella pallavolo sono spesso dovute ad un atteraggio su un piede dell’avversario dopo un salto a muro. Il meccanismo più comune di lesione è la combinazione di flessione plantare ed inversione (movimento in supinazione) con lesione del legamento peroniero-astragalico anteriore (ATFL, perioneale astragalico anteriore).  Questo perchè L’ATFL è teso durante la flessione plantare al contrario per esempio del peroniero-calcaneare che è accorciato, come si può notare dall’immagine sottostante.

 

Fratture Ossee

E’ possibile che possano esserci delle fratture in seguito ad una distorsione di caviglia, soprattutto nel caso siano severe. In fase acuta è difficile fare un’ipotesi su base clinica visto la presenza di gonfiore a causa dell’edema che si forma e può essere consigliato quindi effettuare un esame strumentale (radiografia) per essere certi della diagnosi.

Sono però disponibili una serie di linee guida con una specificità e sensibilità molto alta, le Ottawa Ankle Rules, che aiutano il personale sanitario a decidere se per il paziente necessita di una radiografia e che quindi possono escludere la presenza di una frattura. Prima dell’utilizzo di queste linee guida, infatti, alla maggior parte dei pazienti con distorsioni di caviglia o slogature veniva effettuata una radiografia per verificare la presenza di fratture, molto spesso con esito negativo, con uno spreco di soldi ed un’esposizione inutile alle radiazioni.

E’ importante però che tutto ciò sia fatto da personale sanitario, in primis medici e fisioterapisti, in caso di dubbio rivolgiti sempre ad un parere esperto.

Ottawa Ankle Rules

Le linee guida suggeriscono che una radiografia di caviglia è necessaria in presenza di dolore localizzato nella zona malleolare e localizzato in uno dei seguenti punti:

  • Dolore alla palpazione nei 6 cm distali della parte posteriore di tibia o sul malleolo mediale;
  • Dolore alla palpazione nei 6 cm distali della parte posteriore di tibia o sul malleolo laterale;
  • Impossibilità di caricare il peso sull’arto interessato immediatamente e successivamente la capacità di fare 4 passi.

Inoltre le Ottawa Ankle Rules suggeriscono quando sia suggerito effettuare una radiografia del piede, ossia in presenza di dolore localizzato nel mediopiede ed in uno dei seguenti punti:

  • dolore alla palpazione della base del quinto metatarso;
  • dolore alla palpazione dell’osso navicolare;
  • Impossibilità di caricare il peso sull’arto interessato immediatamente e successivamente la capacità di fare 4 passi.

Sono esclusi da queste linee guida le donne in gravidanza, persone con ritardi cognitivi. Gli studi suggeriscono una sensibilità del 98.5%, quindi una bassissima presenza di falsi negativi.

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Ottawa ankle rules  (fonte: web)

Cosa bisogna fare in seguito ad una distorsione di caviglia?

In fase acuta è importante trattare il dolore ed il gonfiore. E’ necessario attuare il protocollo P.R.I.C.E. acronimo di:

  • Protection: si consiglia di effettuare una fasciatura nella zona per proteggerla;
  • Rest: si consiglia di effettuare un periodo di riposo fino alla risoluzione, almeno parziale, dei sintomi come il dolore ed il gonfiore;
  • Ice: si consiglia di utilizzare del ghiaccio per trattare l’infiammazione, evitando però lunghi periodi consecutivi ed il contatto diretto con la pelle. Può andare bene 15 minuti alla volta ogni ora;
  • Compression: si consiglia infatti di effettuare una fasciatura nella zona gonfia, per aumentare la pressione idrostatica del liquido interstiziale e favorire il rientro del liquido stesso nei capillari e vene, favorendo il ritorno venoso e l’assorbimento dell’edema, il gonfiore è infatti uno dei segni presenti in una distorsione di caviglia, a questo scopo vengono utilizzate spesso bende all’ossido di zinco;
  • Elevation: si consiglia di mantenere in posizione elevata il piede per favorire il ritorno venoso ed il riassorbimento dell’edema.

Ultimamente alcuni punti sono stati messi in discussione in favore del protocollo POLICE, dove la R di REST è sostituita da OL corrispondenti a Optimal Load. Viene consigliato infatti di evitare i periodi di assoluto riposo e scarico in favore di un carico ottimale e proporzionale rispetto ai sintomi. Può essere un buon compromesso e permette di mantenere una migliore articolarità e forza muscolare e ridurre i tempi di ripresa dalla lesione.

In fase acuta gli obiettivi sono:

  • ridurre dolore;
  • ridurre gonfiore.

Per tale scopi sono utili sia bendaggi funzionali, bendaggi allo zinco e laserterapia.

In fase post-acuta è necessario ripristinare:

  • l’articolarità;
  • la forza muscolare:
  • la propriocezione.

Per ripristinare l’articolarità si possono eseguire movimenti passivi (eseguiti da un fisioterapisti) o attivi (eseguiti dal paziente in autonomia)come ad esempio può essere utile compiere dei movimenti di flessione ed estensione di caviglia sia senza nessun strumento sia in appoggio ad una pallina facendola scorrere sotto il piede. E’ possibile successivamente introdurre i movimenti laterali, di supinazione e pronazione.

Quando si è raggiunto la quasi completa articolarità ed in assenza di sintomi di rilievo comincia la fase di recupero della forza, all’inizio in flesso-estensione e poi in tutti i movimenti funzionali e sport-specifici. E’ possibile utilizzare degli elastici con varie resistenze contro i quali è possibile spingere sia in flessione che in estensione, dosando bene la difficoltà, l’intensità e le ripetizioni. Se i sintomi dovessero ripresentarsi in maniera importante è bene rivedere il programma di riallenamento della forza.

E’ molto importante associare il programma di allenamento della forza con un programma di allungamento muscolare attraverso esercizi di stretching.
Successivamente diventa molto importante iniziare un allenamento propriocettivo per migliorare la percezione articolare durante i movimenti. Dopo una distorsione di caviglia aumenta infatti il rischio di andare incontro a future recidive a causa di instabilità ed errate attivazioni dei pattern motori, alterati appunto dalla lesione ed il periodo di riposo. Viene a mancare anche una corretta percezione della posizione dei segmenti della caviglia, che deve essere riallenata.

Vengono utilizzati principalmente esercizi di instabilità via via crescente con l’aumentare della performance motoria del soggetto con l’ausilio di pedane instabili, materassini prima bipodalici e poi monopodalici.

E’ molto importante che TUTTA la fase riabilitativa venga seguita da un FISIOTERAPISTA, in quanto il fai-da-te in questi casi non basta. Infatti il terapista ha le conoscenze e le abilità per eseguire tecniche che miglioreranno la ripresa e la guarigione come ad esempio:

  • mobilizzazione delle ossa del piede;
  • mobilizzazione del perone;
  • trattamenti fasciali;
  • massaggio muscolare;
  • bendaggi funzionali e/0 scarico;
  • mobilizzazione sistema nervoso periferico;
  • terapia fisica (laser, tecar, ecc.)
  • ecc.

Ritorno allo sport

Le ultime fasi della riabilitazione di una distorsione di caviglia prevedono l’inserimento di esercizi sport-specifici che variano a seconda dello sport praticato, per permettere il ritorno all’attività agonistica.  Un fisioterapista questo potrà consigliare gli esercizi migliori per il vostro scopo.

Durante le prime settimane di ripresa, è consigliabile l’utilizzo di un bendaggio funzionale o un tutore (personalmente consiglio quelli della marca McDavid).

Le tempistiche di ripresa variano in base al tipo di danno.

blood cell types

gradi lesione (Fonte: web)

In linea generale, tenendo conto delle variazioni che possiamo riscontrare da caso a caso, i tempi di recupero sono:

  • lesioni di primo grado vanno dai 10 ai 20 giorni;
  • secondo grado vanno dai 20 ai 40 giorni,
  • terzo grado, si va da un minimo di 40 a un massimo di 60-70 giorni.

 

 

COSA CAUSA IL DOLORE MUSCOLARE POST ALLENAMENTO?

Quante volte abbiamo detto nei giorni successivi ad un allenamento: “che male ai muscoli , sono pieni di acido lattico!”

Ebbene nulla di più sbagliato! I dolori che noi percepiamo sono i cosiddetti DOMS.

I DOMS (dall’inglese Delayed Onset Muscle Soreness), sono indolenzimenti muscolari a insorgenza ritardata, un fenomeno dovuto ad uno sforzo fisico di intensità superiore alla norma, che causa uno stato infiammatorio nel tessuto muscolare e connettivo fasciale ritardato, spesso dopo 24-48h dall’esercizio che perdurare qualche giorno.

I tipici sintomi spesso associati a DOMS includono:

perdita di forza;
dolore;
fragilità muscolare;
rigidità e gonfiore;

DOMS ED ACIDO LATTICO

Per anni i DOMS sono stati erroneamente attribuiti alla formazione di acido lattico nel tessuto muscolare per fermentazione, in seguito ad un esercizio prettamente anaerobico. Ancora oggi opinion diffusa vuole che l’acido lattico sia la causa dell’indolenzimento muscolare ad insorgenza ritardata.

In realtà si è capito da numerosi studi che l’acido lattico ha un’emivita di 15-17 minuti. La concentrazione ematica di lattato nel sangue è normalmente di 1-2 mmoli/L a riposo ma durante uno sforzo fisico intenso può raggiungere e superare le 20mmol/L. Successivamente allo sforzo la concentrazione si dimezza in questo periodo di tempo, ossia ogni 15-17 minuti; la concentrazione passerà a 10mmol/L e dopo altri 15-17 minuti a 5 mmol/L, successivamente a 2.5 e così via. E’ evidente quindi che la sua concentrazione torna ai valori fisiologici al massimo dopo qualche ora e questo lo scagiona dalle responsabilità sui dolori post-allenamento.

LE CAUSE DEI DOMS

Le cause sono molteplici ed ancora oggi non si è totalmente sicuri su di esse. La più importante, di cui si hanno forti evidenze scientifiche, è l’esercizio eccentrico.

Durante una contrazione concentrica, i filamenti di actina e miosina  formano dei ponti trasversi per far scorrere la miosina sull’actina, accorciando quindi il sarcomero ed avvicinando le linee Z. In questo caso il carico esterno è inferiore alla tensione sviluppata dal muscolo e quindi si nota l’accorciamento delle fibre muscolari.

In una contrazione eccentrica, invece, il carico esterno è maggiore rispetto alla tensione sviluppata dalle fibre muscolari, anche in questo caso si formano dei ponti trasversi e si cerca di far scorrere tra di loro l’actina e miosina e di accorciare il muscolo, ma questo non è sufficiente e si assiste solo ad un rallentamento del carico esterno che, avendo verso opposto allo scorrimento tipico dei miofilamenti, crea tensioni molto elevate all’interno del muscolo, nei miofilamenti e nei ponti trasversi. In poche parole il muscolo cerca di contrarsi ed accorciarsi, ma non è sufficiente perchè il carico è troppo elevato. Si assiste quindi ad un allungamento del muscolo con i miofilamenti che invece cercano di contrarsi. Uno tira da una parte ed uno dall’altra! Immaginate che tensioni altissime che si creano all’interno del muscolo ed i microtraumi ad esso, chiamati “scorrimento e disorganizzazione delle linee-Z”.

Queste microlacerazioni, che avvengono oltre che nel tessuto muscolare anche in quello connettivo circostante, causano infiammazione acuta ed avviene quindi il richiamo di citochine pro-infiammatorie e chemochine, ed il richiamo di linfociti e macrofagi. Aumenta inoltre la permeabilità capillare ed il flusso sanguigno e questo causa un accumulo di liquido interstiziale nelle zone danneggiate con richiamo delle cellule infiammatorie. I macrofagi in particolare sintetizzano le prostaglandine-E, che sensibilizzano le terminazioni nervose dolorifiche di tipo III-IV provocando una sensazione di dolore in particolare al movimento ed alla palpazione.

Tutto questo di solito non avviene in tutto il muscolo ma solo in una parte di esso, quella che è stata sottoposta a maggiori tensioni. Successivamente l’infiammazione si diffonde nel resto del tessuto muscolare ed è per questo che il dolore nei muscoli grandi (come i quadricipiti) raggiunge il picco dopo 48h, perchè dopo 24h l’infiammazione è diffusa solamente nelle zone molto danneggiate con un sintomo dolorifico quindi limitato mentre gradualmente l’anfiammazione si diffonde in tutto il muscolo aumentando quindi anche la sensazione di dolore.

doms

DOMS

DOMS ED ESERCIZIO FISICO

Non esistono controindicazioni provate scientificamente nell’allenarsi con la presenza di DOMS, anzi in letteratura studi confermano che non si va ad inficiare negativamente sulla supercompensazione e non causa sovrallenamento.

E’ fondamentale sottolineare che il livello di DOMS non è proporzionale al danno muscolare infatti la presenza del DOMS non riflette l’entità e l’ampiezza del danno muscolare indotto dall’allenamento. In altre parole, il DOMS, effettivamente, non è un indicatore diretto del danno muscolare, e l’intensità della sua percezione non è proporzionale al danno, perchè può essere influenzata da fattori psicologici, nervosi, alimentari e di stress.

La ricerca spasmodica di questi dolori post-allenamento, in particolar modo nei bodybuilder, è considerata insensata poichè non è sicuramente indice di un buon o cattivo allenamento.

COME INTERVENIRE

Non ci sono molti strumenti per intervenire sui DOMS e secondo me non sarebbe neanche intelligente usarne. In primo luogo perchè rappresentano una risposta dell’organismo a delle lesioni e ci indicano che è in atto un processo di ricostruzione muscolare ed è bene quindi lasciare al corpo il tempo necessario per tornare all’omeostasi perchè, pur non essendo un indice diretto di quantità di danno muscolare, è pur sempre un indice del livello infiammatorio.

L’integrazione alimentare non ha dimostrato risultati eclatanti, in particolar modo la vitamina C, che ha la funzione di abbassare il livello di radicali liberi anch’essi causa dei DOMS, è inefficace come tutti gli antiossidanti principali.

Ci sono degli studi con ancora un’evidenza limitata che indicano i BCAA, la citrullina malato e la glutammina come i pricipali amminoacidi in grado di ridurre i DOMS, come anche la caffeina.

Lo stretching, non è assolutamente un rimedio e non previene i DOMS.

FONTI:www.lascienzainpalestra.it , Preparazione Atletica e Riabilitazione (casa editrice CGEMS)

FORMAZIONE CONTINUA

Nel week end appena trascorso (16-17/09/2016 ndr), ho partecipato a Roma al corso dal titolo “TECNICA GAVILAN” presieduto dall’ideatore  Prof. Gary Lang.

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ATTESTATO

Si tratta di un nuovo modo di pensare la mobilizzazione fasciale.

L’innovazione della tecnica: una mobilizzazione dei tessuti molli su tre piani di movimento
Técnica Gavilán è l’applicazione di tre strumenti ISTM – Instrumented Soft Tissue Mobilization – che provvedono alla mobilizzazione dei tessuti molli sfruttando un sistema combinato di terapia manuale, modalità terapeutiche strumentali assistite ed esercizio funzionale su tre piani di movimento. Made in U.S.A., California, l’approccio proposto mira a sbloccare il complicato puzzle della progressione terapeutica del paziente o dell’atleta, stimolando la guarigione dei tessuti molli e facilitandone il recupero da un punto di vista squisitamente funzionale. Tutto ciò offre una riabilitazione diretta e migliora le prestazioni atletiche. Técnica Gavilán è, in altri termini, un protocollo di rilasciamento dei tessuti molli che utilizza strumenti ISTM – Instrumented Soft Tissue Mobilization -, al fine di migliorare il recupero e la guarigione delle patologie cui i tessuti molli stessi vanno incontro per loro natura. Questi tre strumenti, chiamati Ala, Garra e Pico, sono in grado di rilevare, grazie alla destrezza manuale dell’operatore che li utilizza, le restrizioni dei tessuti molli indagati che alterano la funzionalità del sistema muscoloscheletrico; vengono pertanto usati per tre scopi: diminuire il dolore, aumentare la gamma del movimento attivo (AROM) e migliorare le prestazioni atletiche.

Ala, Garra e Pico: la particolarità degli strumenti
I tre strumenti utilizzati, chiamati Ala, Garra e Pico, sono realizzati in acciaio inossidabile non poroso e servono ad individuare e far rilasciare le restrizioni di mobilità dei tessuti molli, le quali sono spesso sostenute da tessuto cicatriziale. Gli strumenti utilizzati in 001-instrumentsTécnica Gavilán hanno delle particolarità che li rendono unici: sono asimmetrici, concavi e convessi allo stesso tempo e con un doppio bordo sullo stesso strumento il quale è stato pensato per avere una forma che facilmente si adatta alla variabilità anatomica del corpo umano. I trattamenti sono confortevoli grazie ai doppi bordi smussati, l’acciaio non poroso invece è facilmente lavabile per impedire il trasferimento di batteri da un paziente all’altro. L’asimmetria di questi strumenti consente un’impugnatura confortevole alla mano di qualsiasi operatore e dona un’estrema versatilità ad Ala, Garra e Pico: la superficie irregolare degli strumenti stessi rende la Técnica Gavilán sui tre piani di movimento più facile da applicare con l’utilizzo di lubrificanti, oltre che a ridurre lo stress alle mani e alle dita per il loro utilizzo giornaliero in terapia manuale. Questi due giorni inclusi nel corso base di Técnica Gavilán, consentono ai professionisti di comprendere non solo la fisiologia della guarigione con la neoapposizione di collagene cicatriziale ma anche come la presenza di eccessive aderenze a livello dei tessuti molli possa causare dolore, diminuzione della forza e perdita di movimento.

CONTRATTURE MUSCOLARE

Una delle problematiche affligge lo sportivo è la presenza costante di contratture muscolari. Ma cos’è una contrattura? Una contrattura muscolare è un’alterazione quantitativa e qualitativa dello stato tensionale di base di uno o più gruppi muscolari, che si verifica con un aumento della stessa con una rigidità ed ipertonia del muscolo coinvolto.

Lo stato tensionale di base di un gruppo muscolare è caratterizzato normalmente da:

  • Contrazione a riposo “molle” alla palpazione;
  • Assenza di dolore a riposo, alla palpazione ed alla mobilizzazione;
  • Minima tensione  all’estremità sia a riposo sia alla mobilizzazione caratterizzata da solo una lieve messa in tensione dei tendini.

Uno stato contratturale è un’alterazione quantitativa e qualitativa dello stato tensionale di base di uno o più gruppi muscolari, caratterizzato da:

  • indurimento palpabile con varia dimensionalità (nel muscolo in toto o solo in alcune fibre) e con varia temporalità (di breve durata o lunga durata);
  • dolore alla palpazione o a riposo (locale o riferito) ed alla mobilizzazione;
  • aumento della stifness attiva, ossia la resistenza del muscolo al movimento.

Genesi di una contrattura

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Tipi di contratture

Esistono numerosi tipologie di stati contratturali classificati in letteratura in ambito muscoloscheletrico.

  • Contratture Muscolari:
    Contratture da stiramento;
    Spasmo;
    Contratture antalgiche;
  • Trigger Point;
  • Crampo muscolare;
  • Contrazioni di difesa.

Esistono poi stati contratturali di natura neurologica come ipertono e reazione abnorme allo stiramento che non andremo a trattare. Anche i Trigger Point ed i Crampi non saranno trattati perchè verrà dedicato uno spazio a parte.

Contratture muscolari

C’è una grande confusione terminologica sulla definizione di contratture muscolare. In letteratura la più usata indica:

uno stato di contrazione permanente e continua in assenza di potenziali d’azione

Le cause possono essere di natura meccanica o metabolica, anche se non si è ancora certi con precisione è possibile dividerle in:

  • eccessivo esercizio eccentrico;
  • overuse/overload;
  • lesione articolare.

Le contratture muscolari rappresentano un atto di difesa del nostro organismo, in questo caso del muscolo, ad un eccessivo stiramento che potrebbere ledere il tessuto; in caso di eccessivo esercizio eccentrico, infatti, potrebbero presentarsi delle contratture da stiramento che hanno proprio la funzione di evitare che il muscolo vada oltre il suo limite fisiologico e si danneggi. Inoltre un’eccessiva attività in contrazione eccentrica causa lesioni della membrana plasmatica, del sarcolemma, dei tubuli T e del reticolo sarcoplasmatico creando un’entrata in eccesso di Ca++ ed uno stato di continua contrazione in assenza di potenziali d’azione come nel caso dei DOMS, a cui l’aumento del stato di contrazione basale del muscolo è associato a dolore ad insorgenza ritardata a causa dell’infiammazione diffusa dovuta a tutti questi microtraumi.

Possono inoltre presentarsi delle contratture muscolari in caso di overload o overuse dei tessuti muscolari dovuti a squilibri muscolari, alterazioni posturali o semplicemente per dei sovraccarichi. L’overuse è, in parole semplici, un uso eccessivo ed anormale di un muscolo e può essere causato da squilibri ed alterazioni posturali che causano un anormale timing di attivazione dei muscoli nei gesti funzionali sovraccaricandone alcuni rispetto ad altri. L’overload non si discosta molto, poichè rappresenta un carico eccessivo della struttura muscolare che può derivare o da un semplice sovraccarico in un esercizio muscolare o anch’esso da squilibri muscolari e posturali che concentrano il carico in determinate strutture rispetto ad altre. Queste condizioni causano difficoltà a rilasciare completamente la muscolatura creando quindi ischemia ed ipossia localizzata che determina una contrattura muscolare.

Le lesioni articolari possono causare anch’esse delle contratture muscolari nei muscoli coinvolti nel movimento di quell’articolazione. Una lesione infatti causa inibizione artrogenica di questi muscoli e quindi un deficit muscolare. Il dolore inoltre impone un atteggiamento antalgico spesso in contrazione che determina una contrattura muscolare.

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Cosa fare?

Quasi tutte le contratture muscolari si risolvono spontaneamente in meno di una settimana. E’ possibile però velocizzare il processo con dei semplici suggerimenti. Innanzitutto, capendo che una zona contratta è una zona sottoposta ad ischemia locale ed ipossia dovremo assumere tutti quegli atteggiamenti che ci permettano di favorire l’afflusso di sangue e quindi l’ossigenazione del tessuto. Può essere utile infatti svolgere della blanda attività aerobica coadiuvata da degli esercizi di stretching per allungare la muscolatura. Attenzione però che un allungamento di una struttura contratta potrebbe peggiorare il suo stato di contrazione perchè spesso è sensibilizzata al riflesso di stiramento e prima di porre un muscolo in allungamento potrebbe essere utile risolvere la contrattura manualmente.

E’ possibile farlo con delle tecniche di rilassamento, con massaggi decontratturanti, con strumenti esterni come il foam roller o attraverso delle compressioni ischemiche della zona interessata che, creando un’ischemia localizzata, favoriscono una iperemia reattiva successiva (aumento del flusso sanguigno), perfondendo quindi i tessuti di sangue ed ossigenandoli. Non è facile fare tutto questo autonomamente, è vivamente consigliato di affidarsi a dei fisioterapisti qualificati laureati (chiedi di farti mostrare la laurea dalla persona a cui ti affidi, saranno molto felici), anche per un discorso di sicurezze assicurative, in caso di danno solo un professionista sanitario può essere coperto e risarcirti. Lo è consigliato ancor di più in caso di stati contratturali da lesione articolare.

Per quanto riguarda l’autotrattamento merita una nota a parte l’utilizzo dei foam roller che permettono di rilassare le piccole contratture tipiche dell’esercizio fisico e possono giovare molto anche con solo 10-15 minuti di autotrattamento al giorno

 

fonti:

OROLOGIO DEGLI ORGANI

Il nostro corpo ha in sè un orologio, ovvero ogni organo ha un programma di riparazione-manutenzione per tenerci attivi ogni giorno.
Se in alcune ore della giornata arrivano disturbi (mal di testa, algie, debolezza etc), puo’ essere un segnale che informa che c’è un organo che sta facendo “manutenzione” e quel che sentiamo sono il risultato della energia spesa per fare queste riparazioni

L’OROLOGIO DEGLI ORGANI (considerato in ora solare!)

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Polmoni: dalle 3.00 alle 5.00
Colon: dalle 5.00 alle 7.00

Stomaco: dalle 7.00 alle 9.00
Milza: dalle 9.00 alle 11.00 Spleen

Cuore: dalle 11.00 alle 13.00
Piccolo Intestino (int. tenue) : dalle 13.00-15.00

Vescica: dalle 15.00 alle 17.00
Reni: dalle 17.00 alle 19.00

Pancreas: dalle 19.00 alle 21.00
Arterie e vasi sanguigni: dalle 21.00 alle 23.00

Cistifellea: dalle 23.00 all’1.00
Fegato: dall’1.00 alle 3.00

Di seguito troviamo piccoli consigli che possono aiutare la manutenzione dei vari organi.

I polmoni: sono i primi organi del giorno a cui tocca la manutenzione e la riparazione. Perdono il carico tossico tra le 3 e le 5; infatti quando ci svegliamo, a volte, abbiamo un colpo di tosse: i polmoni cercano di espellere “ i rifiuti” che si sono allentati. Se vi capita di tossire di mattina, questo indica che il vostro stile di vita e dieta hanno bisogno di una messa a punto

Colon (o intestino crasso): le sue ore sono dalle 5 alle 7. Un colon sano ha bisogno di acqua per poter fare il suo lavoro in modo corretto (eliminare scorie ogni giorno della settimana) La mattina è il momento migliore per bere acqua a tale scopo ed anche il peggior momento per prendere della caffeina, che è un diuretico e che preleva acqua dal colon per portarla ai reni e vescica per espellerla. Il corpo ha bisogno di acqua al mattino per fare le sue riparazioni e manutenzioni del colon e dell’intestino tenue. Questo “lavoro” serve per mantenere la digestione, normalizzare il peso, rallentare l’invecchiamento. Se irrigate il vostro sistema ogni mattina con dell’acqua pura, la vostra salute migliorerà. Se prima di fare colazione attendete di avere un movimento intestinale,fate una cosa piu’ sana per il vostro colon

Stomaco: tra le 7 e le 9 è in riparazione e non ha bisogno di tanto cibo da gestire. Mentre l’intestino tenue e il colon hanno bisogno di fluido per farsi manutenzione la mattina, lo stomaco ha bisogno di molto poco. Iniziate con dei fluidi (acqua pura succhi di verdura freschi) o frutta fresca che puo’ essere facilmente digerita. Per la salute ottimale, tuttavia, se vi è possibile, la mattina bevete solo dei fluidi.

Milza: dalle 9 alle 11.00 è il tempo in cui la milza si pulisce. Durante questo processo e tempo, o quando la milza è in uno stato di debolezza, potete soffrire di allergie oppure non scrollarvi di dosso influenza e raffreddore. Questo perché la milza lavora con il fegato ed il vostro sistema immunitario. Una milza sana, produce anticorpi quando c’è una infezione e controlla sempre che nel sangue non arrivino invasori.

Cuore: lui è in riparazione dalle 11.00 alle 13.00. IN questo tempo il corpo rimuove scorie dal cuore e potreste notare un rapido battito (uno doppio o un piccolo salto) Il 70 per cento di infarti accadono quando il cuore è nel suo tempo di riparazione.

Intestino tenue: avete notato che tra le 13.00 e le 15.00 siete piu’ inclini ad avere indigestione, dolore e gonfiore? Se questo accade, due sono le cose che potrebbero essere da correggere: 1. La vostra dieta non è come dovrebbe essere, il vostro cibo non viene digerito; 2. La vostra dieta vi sta causando problemi che ora vis tanno causando stress. Una dieta appropriata risolverà molto probabilmente la situazione.

Reni e vescica: dalle 15.00 alle 17.00 potreste notare un po’ di stanchezza e il desiderio di un pisolino. Quando i reni funzionano bene e sono in salute, sentite sempre buona energia e non stanchezza.

Pancreas: tra le 19.00 e le 21.00 sentite un forte bisogno di dolci o carboidrati processati, che subito si trasformano in zuccheri? I reni regolano il pancreas e se non consumate dolci durante questo tempo, potreste notare dolori alla zona lombo-sacrale: un sintomo di reni. I reni, la vescica e il pancreas sono parte di un tutt’uno, se in prima serata avete bisogno di un pisolino, è il vostro pancreas, diretto dai vostri reni, che vi mette fuori gioco per poter fare le sue riparazioni.

Vasi sanguigni e arterie: dalle 21.00 alle 23.00 è il tempo in cui sangue e vasi sanguigni vanno in modalità “riparazione”. Gli effetti di questo sul corpo quando i vasi stanno facendo un faticoso e serio restauro sono: mal di testa e debolezza.

Fegato e Vescicola Biliare (cistifellea): tra le 23.00 e le 3 i due sono all’opera . Mai provato ad avere notti dove in queste ore non dormite? Significa che le scorie non sono state processate dal vostro fegato e questo agisce come irritante per il corpo, causando insonnia e nervi tesi : il cervello semplicemente non si ferma.

Tratto da Healthreviser.com

NOVITA’ SUL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE

Interessante intervento del collega  Samuele Passigli (Fisioterapista, MSc, OMT) dal titolo:

“E’ tempo di essere onesti sui risultati della ricostruzione del legamento crociato anteriore”

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Fino a 10 anni fa gli ortopedici assicuravano ai pazienti con una lesione del legamento crociato anteriore (LCA) un risultato eccellente nel 90-95% dei casi con la ricostruzione chirurgica e, purtroppo, questa informazione può ancora essere ascoltata in qualche ambulatorio. I recenti studi che hanno valutato il ritorno allo sport, il rischio di subire una lesione del neolegamento o una lesione del LCA controlaterale e la scelta del trapianto hanno mostrato come lo scenario immaginato sia in realtà meno roseo.

Nello studio prospettico di Walden et al (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27034129), dove sono stati seguiti 78 club professionisti di calcio per 4 anni, sono state riportate 140 lesioni complete del LCA. Prima di completare la riabilitazione, 5 pazienti hanno avuto una lesione del neolegamento e 4 pazienti una lesione del LCA controlaterale. A 3 anni, l’86% dei soggetti giocavano a calcio, ma solo il 65% aveva ripreso l’attività sportiva al livello precedente l’infortunio. Quindi, se un paziente ci chiede quale sarà la probabilità di ritornare allo sport al livello prelesionale, dovremmo rispondere 65% e non 95%.
La revisione con meta-analisi di Wiggins et al. (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26772611) ha indagato il rischio di una recidiva e di una lesione del LCA in giovani atleti dopo la ricostruzione del LCA. Gli autori hanno mostrato un allarmante rischio del 7% di recidiva e dell’8% di lesione del LCA controlaterale. Questo rischio totale del 15% aumenta al 23% per gli atleti con meno di 25 anni. Nonostante lo studio di Wiggins presenti numerosi limiti, gli autori mostrano che i risultati nei giovani atleti possono non essere eccellenti nel 90-95% dei casi come storicamente promesso. Il 25% circa dei soggetti (un atleta su 4) avrà un nuovo infortunio importante dopo la ripresa delle attività sportive.
Il risultato dopo la ricostruzione del LCA non deve essere valutato solamente con la stabilità post-operatoria del ginocchio, ma anche con la capacità dell’atleta di riprendere l’attività sportiva al livello precedente. Considerare questi aspetti potrà permettere di migliorare il nostro lavoro nella prevenzione di un nuovo infortunio e nell’ottimizzazione del ritorno allo sport.

I programmi preventivi, basati sul training neuromuscolare, sono efficaci nella prevenzione delle lesioni del LCA e, di conseguenza, dovrebbero essere incorporati nella riabilitazione post-chirurgica per ridurre il rischio di un nuovo infortunio. Un altro aspetto molto importante è rappresentato dalla psicologia del ritorno allo sport (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25293342, http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25157180).

Riportare i risultati di questi studi permetterà agli atleti di essere completamente informati sui rischi e sui benefici dell’intervento chirurgico, oltre che fornire una solida base per gli studi futuri sull’ottimizzazione dei risultati, compresa la prevenzione di un nuovo infortunio.

TERMINOLOGIA E CLASSIFICAZIONE DELLE LESIONI MUSCOLARI NELLO SPORT

I muscoli che più frequentemente vanno incontro a lesione (indiretta) sono di natura bi-articolari o di architettura più complessa (esempio: Adduttore Lungo), sottoposti ad uno sforzo eccentrico e contengono principalmente fibre muscolari fast-twitch (tipo 2).

Il primo passo per un trattamento mirato ed efficace è il preciso riconoscimento di una diagnosi corretta, cruciale inoltre ai fini prognostici.

Diversi studi hanno più e più volte sottolineato l’alta probabilità di recidive in seguito ad un primo episodio lesivo, riportando addirittura tassi fino al 30,6% di avvenimento di un secondo episodio di infortunio all’interno dello stesso muscolo.

Una delle cause plausibili riguardo la recidiva, che solitamente è peggiore del primo episodio, è il ritorno prematuro all’attività dovuto ad una diagnosi inaccurata. Il processo di guarigione muscolare è un processo lungo e graduale, che richiede rispetto in ogni sua fase.

Il tessuto connettivo immaturo cicatriziale che si viene a creare nel sito di lesione è il punto più debole e vulnerabile del muscolo infortunato, con un raggiungimento della piena forza muscolare dipendente dalla dimensione e dalla localizzazione della lesione.

Nota: La cicatrice matura è/diventa ancora più rigida e forte che la porzione di muscolo sano.

A. Lesioni muscolari indirette

FUNZIONALE

Tipo 1: Disfunzione muscolare overexertion related

1A: Fatica-induced
1B: Delayed Onset Muscle Soreness (DOMS)

Tipo 2: Disfunzione muscolare neuromuscolare

2A: Derivanti dalla colonna (Spine related)
2B: Derivante dal muscolo (Muscle related)

STRUTTURALE

Tipo 3: Lesione muscolare parziale

3A: Lesione muscolare minore
3B: lesione muscolare moderata

Tipo 4: Lesione muscolare (sub)totale Lesione muscolare subtotale o totale;
Avulsione tendinea

B. Lesioni muscolari dirette

Contusione
Lacerazione

F1.medium

Figura: schematizzazione dei sottogruppi di lesione muscolare indiretta


Meccanismi di lesione indiretti

FUNZIONALE

1A: Fatica-induced muscle dysorder
Incremento longitudinale e circoscritto di tono muscolare dovuto all’eccessivo esercizio. I sintomi comprendono dolorabilità e sensazione di eccessiva rigidità e “densità” muscolare, che peggiorano con il proseguo dell’attività. Il dolore può essere presente a riposo, durante o dopo l’attività. Solitamente il muscolo viene coinvolto per la sua intera lunghezza. Le indagini diagnostiche quali Ecografia e RMN risultano negative. Tempo di recupero 3-5 giorni

1B: Delayed Onset Muscle Soreness (DOMS)
Dolore muscolare più generalizzato in seguito ad attività coinvolgenti per la maggior parte un lavoro eccentrico. I sintomi assomigliano ad un dolore infiammatorio acuto; è presente dolore a riposo, anche diverse ore dopo l’attività. Solitamente il muscolo si presenta edematoso e rigido, fattore che causa limitazione di mobilità nelle articolazioni bypassate dallo stesso. Una contrazione isometrica risveglia il dolore lamentato dal paziente. Il muscolo in questione viene coinvolto per intero. tempo di recupero 72h.

2A: Spine-related neuromuscolar dysorder
Incremento longitudinale e circoscritto di tono muscolare dovuto a problematiche funzionali o strutturali della colonna. Il muscolo si presenta eccessivamente rigido (aumentata consistenza) e doloroso, con i sintomi che aumentano all’aumentare dell’attività. Alla valutazione è presente inoltre una certa sensibilità cutanea e una reazione difensiva in contrazione alle manovre di stretching muscolare. E’ presente dolore alla palpazione. Ad essere coinvolto è solitamente un fascio di fibre muscolari (ma anche un più ampio gruppo di fibre) lungo l’intera lunghezza del muscolo stesso. L’ecografia e la RMN muscolare risultano negative.

2B: Muscle-related neuromuscolar dysorder
Area circoscritta per lo più fusiforme di aumentato tono muscolare. Ne deriva dolore simil crampo muscolare. La pressione nel punto specifico evoca dolore. Anche in questo caso ecografia e RMN risultano negative. Tale disfunzione è da attribuire principalmente ad un’alterazione dell’inibizione reciproca agonista-antagonista, in cui in questo caso si riscontra una mancata inibizione dell’antagonista e di conseguenza un’eccessiva contrazione dell’agonista. Tempo di recupero 7-10 giorni di recupero

Più comunemente questo sottogruppo di lesione funzionale muscolare è da attribuire allo sviluppo di “Trigger Point” all’interno di una bandelletta tesa.

STRUTTURALE

3A: Lesione muscolare parziale minore
Lesione con diametro massimo minore o uguale ad un fascicolo muscolare. Al momento dell’evento lesivo il dolore si presenta abbastanza acuto e simile a un ago; l’atleta il più delle volte racconta di aver avvertito uno “snap” seguito da un brusco incremento di dolore localizzato. Alla palpazione l’area dolorosa è ben localizzata e solitamente è possibile palpare una defezione strutturale all’interno di una banda tesa e consistente; lo stretching aumenta il sintomo dolore. La giunzione muscolo-tendinea è la parte più vulnerabile del muscolo e di conseguenza quella più soggetta a tale tipo di lesione. Le indagine diagnostiche sono positive in RMN ad alta risoluzione, con l’individuazione possibile di ematoma intramuscolare. Tempo di recupero 15 giorni

3B: Lesione muscolare parziale moderata
Lesione con diametro maggiore di un fascicolo muscolare. Al momento del trauma lesivo il dolore viene avvertito notevolmente acuto; l’atleta spesso sente un’audibile “snap” muscolare con insorgenza immediata di dolore localizzato. Alla palpazione la maggior parte delle volte è possibile avvertire una lacerazione muscolare. E’ presente ematoma. Manovre di allungamento muscolare aggravano il dolore. Come per le lesioni minori, la giunzione mio-tendinea è quella più vulnerabile e maggiormente soggetta a tale tipo di lesione. Esami di RMN ed ecografia sono positive per distruzione di fibre muscolari, includendo probabilmente anche una certa retrazione dei capi; è visibile ematoma intermuscolare e lesione della fascia. tempo di recupero 30 ai 60 giorni.

4: Lesione muscolare (sub)totale o avulsione tendinea
Lesione muscolare coinvolgente l’intero (o quasi) diametro muscolare. In caso di avulsione tendinea il danno è a carico della giunzione osteo-tendinea. Il dolore al momento del trauma è estremamente forte con una netta separazione delle fibre muscolari. L’atleta avverte lo “snap” seguito da un acutissimo dolore; spesso si assiste ad una caduta dell’atleta stesso. All’esame clinico è presente un grande “difetto” strutturale del muscolo, ematoma, un gap muscolare palpabile con retrazione delle fibre muscolari, perdita di movimento e funzione. Ancora una volta le zone a maggior rischio per tale tipo di lesione sono le giunzioni mio-tendinee e osteo-tendinee. All’ecografia e RMN è visibile la discontinuità totale o subtotale delle fibre muscolari, retrazione dei capi muscolari, ematoma intermuscolare e lesione della fascia. tempi di recupero di 2-4 mesi
Meccanismi di lesione diretti

Contusione
Lesione diretta à Trauma muscolare diretto causato da un’esagerata forza esterna con conseguente ematoma diffuso o circoscritto causante dolore e perdita funzionale. Il dolore è acuto al momento del trauma, con un aumento dello stesso all’aumentare dell’ematoma. L’atleta riporta un chiaro meccanismo traumatico esterno. E’ presente dolore al movimento, gonfiore ed ematoma, ridotto range di movimento e dolore alla palpazione, tutti segni e sintomi comunque dipendenti dalla severità dell’impatto. Le indagini diagnostiche potrebbero rilevare ematoma in varie dimensioni.