PARTLIAMO DI MAL DI SCHIENA (LOW BACK PAIN)
1. Cos’è il Low Back Pain?
Il Low Back Pain (LBP) — letteralmente “dolore lombare” — è il nome clinico del comune mal di schiena nella zona bassa della colonna vertebrale, cioè tra le ultime costole e l’inizio dei glutei. Prima o poi quasi tutti lo sperimentano: può comparire all’improvviso dopo uno sforzo, dopo un periodo di stress, oppure senza un motivo apparentemente chiaro.
Si tratta della patologia muscolo-scheletrica più comune al mondo, nonché della prima causa di disabilità a livello globale. I dati epidemiologici parlano chiaro: la prevalenza nel corso della vita individuale si aggira tra il 49% e il 90%, e il tasso di ricorrenza a un anno dal primo episodio supera il 30%. Non si tratta quindi di un problema secondario — ha un impatto reale sulla qualità della vita, sulla capacità lavorativa e sul benessere psicologico di chi ne soffre.
La buona notizia è che nella grande maggioranza dei casi non è legato a una causa grave, e con il giusto approccio terapeutico è possibile migliorare in modo significativo.
2. Acuto, cronico o ricorrente: cosa significa?
Una delle prime distinzioni utili riguarda la durata dei sintomi:
- Acuto — dolore presente da meno di 6 settimane
- Subacuto — tra 6 e 12 settimane
- Cronico — oltre le 12 settimane
- Ricorrente — episodi che si ripresentano nel tempo, ciascuno della durata inferiore alle 12 settimane
Questa classificazione è utile come punto di partenza, ma non racconta tutto. Due persone con “mal di schiena cronico” possono trovarsi in situazioni completamente diverse: una può stare migliorando gradualmente, un’altra può aver sviluppato paura del movimento, un’altra ancora può avere un dolore legato a sovraccarico continuato nel tempo.
Per questo oggi si dà sempre più importanza non solo alla durata, ma anche ai meccanismi del dolore e ai fattori che lo mantengono nel tempo.
3. Specifico o aspecifico: qual è la differenza?
Un’altra distinzione fondamentale è quella tra LBP specifico e aspecifico.
Low Back Pain specifico — esiste una causa precisa e identificabile. Può essere legato, ad esempio, a:
- compressione o irritazione di una radice nervosa (con dolore che scende lungo la gamba, la cosiddetta sciatica)
- stenosi spinale (restringimento del canale vertebrale)
- fratture vertebrali
- condizioni più rare come infezioni o patologie oncologiche
In questi casi la gestione deve essere attenta e coordinata, con valutazioni mediche approfondite quando necessario.
Low Back Pain aspecifico — è la forma di gran lunga più frequente. Significa che non c’è una singola causa chiara e dimostrabile con esami strumentali come radiografie o risonanza magnetica. Attenzione però: “aspecifico” non vuol dire che il dolore non sia reale o che sia immaginario. Significa semplicemente che il mal di schiena può dipendere da tanti elementi insieme, e che non sempre un esame riesce a individuare un’unica struttura “responsabile”.
Questo è uno dei motivi per cui referti come “protrusione discale” o “artrosi” non spiegano automaticamente il dolore: molte persone con le stesse alterazioni all’imaging non hanno alcun sintomo.
4. Perché il mal di schiena a volte non passa?
Una domanda frequentissima: “Perché mi fa ancora male dopo mesi, se non ho fatto nulla di grave?”
La risposta è che il dolore lombare persistente spesso non dipende soltanto da un muscolo contratto o una vertebra “fuori posto”. Oggi sappiamo che la lombalgia è influenzata da un insieme di fattori che vanno ben oltre la colonna vertebrale:
- stress e tensione emotiva — il sistema nervoso amplifica la percezione del dolore in condizioni di sovraccarico psicologico
- scarsa qualità del sonno — il riposo insufficiente abbassa la soglia del dolore
- paura del movimento — chi teme di peggiorare tende a muoversi meno, e questo alimenta rigidità, perdita di forza e ulteriore sensibilità
- sedentarietà o sovraccarico improvviso — entrambi gli estremi possono mantenere il dolore
- lavoro fisicamente pesante o posture prolungate
Il dolore, in altre parole, non è un semplice segnale meccanico: è un’esperienza complessa in cui il corpo diventa progressivamente più sensibile se certi fattori si sommano nel tempo. Capire questo è già il primo passo per uscire dal circolo.
5. Come si valuta davvero il mal di schiena?
La valutazione fisioterapica non consiste solo nel “guardare la schiena” o nel cercare il “punto che fa male”. L’obiettivo è capire la persona nel suo insieme: come si è presentato il dolore, come si comporta, cosa lo peggiora e cosa lo migliora, quanto limita le attività quotidiane.
La prima fase è sempre un’accurata raccolta di informazioni:
- quando è iniziato il dolore e se c’è un evento scatenante
- se il dolore rimane nella schiena o scende verso la gamba
- se ci sono sintomi notturni o a riposo
- quali movimenti lo modificano
Si passa poi ai test fisici, che permettono di valutare la mobilità della colonna, la presenza di rigidità o deficit di controllo motorio, eventuali segnali di coinvolgimento nervoso e la direzione di movimento che meglio tollerata dal paziente.
Un elemento importante: esistono alcuni segnali d’allarme (red flags) che richiedono una valutazione medica urgente e vanno sempre esclusi:
- dolore notturno che non cambia con la posizione
- perdita di forza agli arti inferiori o disturbi del controllo degli sfinteri
- febbre associata al dolore
- storia di neoplasia o traumi significativi
- dolore ingravescente che non risponde a nessuna strategia
In assenza di questi segnali, il percorso fisioterapico può partire con buone basi.
6. Cosa dice la scienza sul trattamento?
Le linee guida internazionali più aggiornate — tra cui le Linee Guida NICE — concordano su alcuni principi fondamentali.
Rimanere attivi — uno degli errori più comuni è fermarsi completamente. Un riposo prolungato non accelera la guarigione: i muscoli perdono forza, il corpo si irrigidisce, la sensibilità al dolore aumenta e cresce la paura del movimento. “Restare attivi” non significa ignorare il dolore o forzare, ma trovare il livello giusto di movimento per ripartire gradualmente.
Esercizio terapeutico personalizzato — è uno degli strumenti più efficaci in assoluto. Non esiste “l’esercizio perfetto” valido per tutti, ma un programma costruito sulla persona e sulla sua condizione può ridurre il dolore, aumentare la tolleranza al carico, migliorare la mobilità e aiutare a tornare alle attività senza paura.
Terapia manuale — mobilizzazioni e manipolazioni della colonna lombare e toracica, in combinazione con l’esercizio, hanno una buona evidenza scientifica soprattutto nelle fasi acute e subacute.
Educazione al paziente — capire cosa sta succedendo nella propria schiena spesso riduce ansia e preoccupazione in modo significativo. Molte persone pensano: “Se mi fa male mi sto rovinando”, ma nella maggior parte dei casi non è così. Il dolore è un segnale importante, ma non sempre equivale a danno strutturale.
Cosa non è raccomandato — riposo a letto prolungato, uso cronico di farmaci antidolorifici (che favoriscono la cronicizzazione), esami strumentali precoci in assenza di red flags (ovvero situazioni gravi di competenza medica), e approcci passivi che non coinvolgono il paziente nel proprio percorso di recupero.
7. Il ruolo dei fattori psicologici e sociali
Quando si parla di stress, paura del movimento o ansia nel contesto del mal di schiena, molte persone reagiscono con diffidenza: “Quindi è tutto psicologico?”
No. Questi fattori non rendono il dolore immaginario, ma possono influenzare quanto il sistema nervoso diventa sensibile e quanto facilmente il dolore si mantiene nel tempo. È un meccanismo biologico, non una questione di “carattere” o di volontà.
Per esempio: chi ha avuto un episodio molto intenso può iniziare a muoversi meno per paura di peggiorare. Questo porta a rigidità, perdita di forza e ulteriore sensibilità — creando un circolo che si autoalimenta. Per questo un approccio moderno al mal di schiena non guarda solo la colonna, ma considera anche la qualità del sonno, il livello di stress, le abitudini di vita e gli obiettivi della persona.
Hai mal di schiena che non passa o che si ripresenta spesso? Contattami per una valutazione: capire il tuo dolore è il primo passo per affrontarlo nel modo giusto.
Fonti
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