OSTEOPATIA E FISIOTERAPIA: UN PUNTO DI VISTA BASATO SULLE EVIDENZE
Spesso in studio mi capita di incontrare pazienti (e a volte anche medici) che mi chiedono: ‘Ma l’osteopatia cos’è? È uguale alla fisioterapia? Dovrei provarla?’ È una domanda legittima, perché la confusione è reale e diffusa. Ho deciso di scrivere questo articolo proprio per rispondere in modo onesto e documentato.
1. Una premessa necessaria
Questo articolo non nasce dal desiderio di creare polemiche o di sminuire il lavoro di colleghi. Nasce invece dalla convinzione che la trasparenza nei confronti dei pazienti sia un dovere etico, e che parlare onestamente di evidenze scientifiche – anche quando è scomodo – faccia parte di un esercizio professionale responsabile.
Il tema è delicato: l’osteopatia in Italia ha recentemente ottenuto il riconoscimento come professione sanitaria della prevenzione, è sempre più presente nei contesti clinici e molti fisioterapisti hanno seguito percorsi formativi in questo ambito, spesso con investimenti economici considerevoli. È quindi normale che ci sia una certa resistenza a mettere in discussione ciò che si è studiato e praticato. Ma è proprio in questi casi che il confronto con la letteratura scientifica diventa più importante, non meno.
2. Cosa dice davvero la scienza sull’osteopatia?
Il dibattito sulle evidenze scientifiche dell’osteopatia non è nuovo, ma negli ultimi anni si è arricchito di dati importanti che meritano di essere conosciuti.
Una panoramica delle revisioni sistematiche disponibili – il tipo di studio più affidabile perché analizza l’insieme della letteratura esistente, compresi gli studi con risultati negativi – mostra un quadro complesso. Gli studi disponibili sull’efficacia del trattamento osteopatico sono complessivamente pochi, molto eterogenei e di qualità metodologica limitata. I risultati, per la maggior parte delle condizioni cliniche per cui l’osteopatia viene proposta, non mostrano un’efficacia significativamente superiore al placebo.
Un dato particolarmente rilevante emerge dalla letteratura sul dolore lombare: una revisione sistematica e meta-analisi sul trattamento osteopatico per il Low Back Pain ha incluso oltre 1.100 pazienti e i risultati indicano che non vi sono differenze statisticamente significative rispetto al placebo né per l’intensità del dolore né per la disabilità.
Questo non significa che le tecniche manuali in sé siano prive di valore – alcune di esse, come la mobilizzazione e la manipolazione vertebrale, hanno evidenze proprie nell’ambito della fisioterapia e della terapia manuale ortopedica. Il problema riguarda invece il sistema di pensiero e i principi fondamentali dell’osteopatia classica: la disfunzione somatica, il concetto di lesione osteopatica, l’idea che il corpo possa autoguarirsi attraverso tecniche manuali specifiche applicabili a qualsiasi tipo di disturbo – dai dolori muscolari all’infertilità, dalla cefalea alla costipazione. Questi principi non hanno trovato, a oltre cento anni dalla loro formulazione, una plausibilità fisiopatologica solida né una conferma sperimentale rigorosa.
3. Il problema della formazione
Un aspetto che merita attenzione riguarda il percorso formativo. I corsi di osteopatia post-laurea per fisioterapisti hanno costi molto elevati – spesso nell’ordine di diverse migliaia di euro – e richiedono anni di studio e pratica. È comprensibile che chi ha sostenuto questo investimento sia portato a credere nel valore di ciò che ha imparato: è un meccanismo psicologico ben conosciuto, quello che in ambito cognitivo viene chiamato bias da sunk cost (il costo già sostenuto non recuperabile influenza le decisioni future).
Questo non implica alcun giudizio sulle persone: molti colleghi che hanno seguito questi percorsi sono professionisti seri e preparati, che nel tempo hanno integrato strumenti utili – la valutazione globale del paziente, l’attenzione alla persona nel suo insieme – con la propria pratica fisioterapica. Il problema non è il professionista, ma la mancanza di senso critico istituzionale nei confronti di un sistema di credenze che non ha dimostrato di funzionare nella misura in cui viene promosso.
4. Una riflessione onesta anche sulla fisioterapia
Sarebbe disonesto limitarsi a criticare l’osteopatia senza rivolgere lo stesso sguardo critico alla fisioterapia. La più ampia revisione sistematica mai condotta sull’efficacia dei trattamenti non chirurgici per il Low Back Pain cronico mostra che la lista degli interventi con evidenza inconcludente è impressionante e include molte pratiche comuni in fisioterapia: educazione, massaggio, mobilizzazione, TENS, ultrasuoni e laser terapia.
Questo significa che il problema non riguarda solo l’osteopatia: riguarda tutta la cultura sanitaria del trattamento manuale, che spesso avanza promesse più grandi di quanto i dati supportino. La differenza, però, è che la fisioterapia – almeno nella sua espressione più evoluta – ha sviluppato un processo di autocritica e aggiornamento continuo, in cui le pratiche prive di evidenza vengono progressivamente abbandonate in favore di approcci più solidi. Questo processo è quello che distingue una professione scientificamente orientata da una basata su principi storici non revisionabili.
5. Cosa significa tutto questo per il paziente
Per chi si rivolge a un professionista sanitario con un dolore, un problema funzionale o una condizione cronica, il messaggio è questo: chiedete sempre su quali basi scientifiche si fonda il trattamento che vi viene proposto. Non perché dobbiate diventare esperti di letteratura scientifica, ma perché avete il diritto di ricevere cure basate sulle migliori evidenze disponibili, non su tradizioni centenarie mai sottoposte a verifica rigorosa.
Un buon professionista – fisioterapista, medico o qualsiasi altro operatore sanitario – dovrebbe essere in grado di rispondere a questa domanda con onestà, riconoscendo i limiti di ciò che propone e aggiornando la propria pratica nel tempo. La disponibilità a mettere in discussione le proprie convinzioni non è un segno di debolezza professionale: è il contrario.
6. La mia posizione
Credo profondamente nella terapia manuale ortopedica (OMPT), nell’esercizio terapeutico e in tutti gli strumenti che la ricerca ha dimostrato essere efficaci nella gestione del dolore e della disfunzione muscolo-scheletrica. Credo anche che il rapporto terapeutico, l’ascolto del paziente e la cura della relazione siano elementi fondamentali del percorso riabilitativo, elementi che spesso i professionisti di terapia manuale, qualunque sia la loro etichetta, sanno valorizzare.
Ma credo anche che il rispetto verso i pazienti passi attraverso la trasparenza: essere chiari su cosa funziona, su cosa non lo sappiamo ancora con certezza e su cosa, a dispetto delle promesse, le evidenze non supportano.
Questo articolo non vuole essere un attacco a nessuno. Vuole essere un invito – rivolto ai colleghi prima ancora che ai pazienti – a non smettere mai di fare domande, anche sulle proprie certezze.
Hai domande su come scelgo i trattamenti che utilizzo nel mio studio? Contattami — sono sempre disponibile a parlarne con trasparenza.
Fonti
- Quotidiano Sanità / AIFI — Patologia per patologia, le (non) evidenze scientifiche dell’osteopatia (aifi.net/evidenze-scientifiche-dellosteopatia)
- Quotidiano Sanità — Osteopatia. Vogliamo tornare a parlare di evidenze scientifiche? (quotidianosanita.it, 2018)
- HealthHub — Fisioterapia e osteopatia: tra evidenza scientifica e pratica clinica (healthub.it, 2025)
- Cashin AG, et al. Pharmacological and non-pharmacological treatments for low back pain: a systematic review and network meta-analysis. Lancet. 2024.
- Posadzki P, Kyaw BM, Dziedzic A, Ernst E. Osteopathic Manipulative Treatment for Pediatric Conditions: An Update of Systematic Review and Meta-Analysis. J Clin Med. 2022;11.
- Guillaud A, Darbois N, Monvoisin R, Pinsault N. Reliability of diagnosis and clinical efficacy of visceral osteopathy: a systematic review. BMC Complement Altern Med. 2018;18.
- Ceballos-Laita L, et al. The effectiveness of visceral osteopathy in pain, disability, and physical function in patients with low-back pain: a systematic review and meta-analysis. Explore. 2023;19.








