PARLIAMO DI OSTEOPOROSI
1. Cos’è l’osteoporosi

L’osteoporosi è una malattia metabolica caratterizzata da una bassa densità ossea, un deterioramento della struttura e della microarchitettura dell’osso e, di conseguenza, una forza ossea compromessa. Il risultato è un aumento della fragilità ossea e della suscettibilità alle fratture: nel mondo, provoca circa 9 milioni di fratture ogni anno. I siti più a rischio sono anca, vertebre, omero prossimale e radio distale.
Viene spesso definita “malattia silente”, perché resta completamente asintomatica fino al momento in cui si verifica una frattura — ed è proprio per questo che riconoscere i fattori di rischio, prima ancora dei sintomi, è così importante.
2. Chi è a rischio
Diversi fattori possono aumentare il rischio di sviluppare osteoporosi: il sesso femminile, l’età avanzata, una corporatura snella con ossa sottili (peso inferiore a 57,7 kg o BMI inferiore a 21), l’etnia (più a rischio le donne caucasiche e asiatiche, gli uomini afroamericani e messicano-americani), una storia familiare di osteoporosi, fattori ormonali (bassi livelli di estrogeni in menopausa o per amenorrea, bassi livelli di testosterone negli uomini), una dieta povera di vitamina D o di proteine, alcuni farmaci (corticosteroidi, antiepilettici, chemioterapici, inibitori dell’aromatasi) e uno stile di vita sedentario, con uso eccessivo di alcol o fumo.
3. Cosa succede nell’osso: la patofisiologia
Il tessuto osseo è un tessuto vivo e dinamico, che si rimodella continuamente in risposta a stimoli ormonali, meccanici e farmacologici. Gli osteoclasti riassorbono il tessuto danneggiato, mentre gli osteoblasti producono nuovo osso; gli osteociti regolano l’intero processo. Quando questo equilibrio si altera — per patologie croniche, età avanzata o fattori meccanici/ormonali — si sviluppa una progressiva perdita di tessuto osseo, che interessa prima le ossa a prevalenza trabecolare (come le vertebre) e, successivamente, anche quelle con componente corticale (come l’anca).
4. La diagnosi differenziale
Prima di parlare di osteoporosi “semplice”, è importante escludere altre condizioni che possono alterare la salute dell’osso: osteomalacia, tumori o metastasi (leucemia, linfoma, fratture secondarie a metastasi, osteogenesi imperfetta, osteodistrofia renale, mieloma multiplo), infezioni, mastocitosi, malattia di Paget e malattia a cellule falciformi.
5. Come si riconosce
Trattandosi di una patologia silente, la raccolta anamnestica dei fattori di rischio è centrale. Un elemento da non sottovalutare mai: qualsiasi frattura in età adulta dopo un trauma a bassa energia (una caduta banale, ad esempio) dovrebbe essere considerata una vera e propria red flag. Anche la presenza di dorsalgia o lombalgia, specialmente se accompagnata da una perdita di altezza, può far sospettare un crollo vertebrale.
All’esame obiettivo si valutano eventuali cambiamenti dell’altezza, la presenza di cifosi, il rischio di caduta e l’equilibrio (con test come il timed chair rise, il timed get up and go, il tandem walk o la Balance Error Scoring System). L’esame di riferimento per la diagnosi resta però la densitometria ossea (MOC), eseguita con tecnica DEXA, raccomandata in particolare alle donne sopra i 65 anni, a chi ha avuto una frattura dopo la menopausa o segue terapie che influenzano il metabolismo osseo.
6. Il falso mito da sfatare
“Ho l’osteoporosi, quindi devo muovermi il meno possibile ed evitare i pesi” — è probabilmente il mito più diffuso, e anche il più controproducente. L’esercizio fisico ha effetti benefici dimostrati sulla densità ossea: uno studio su donne in post-menopausa ha evidenziato un effetto piccolo ma statisticamente significativo dell’esercizio sulla densità minerale ossea rispetto a chi non si allena. In particolare, l’esercizio di tipo NWBHF (non-weight bearing high force, come l’allenamento di resistenza progressiva per gli arti inferiori) sembra essere il più efficace sulla densità ossea del femore, mentre programmi combinati (più tipologie di esercizio insieme) risultano più efficaci sulla colonna vertebrale. Anche l’allenamento di forza ad alta intensità, se ben calibrato e progressivo, può essere sicuro ed efficace — smentendo l’idea che in osteoporosi si debba lavorare solo con carichi leggerissimi.
7. Il trattamento
La gestione dell’osteoporosi richiede un approccio multidisciplinare, che integra: un adeguato supporto nutrizionale, l’eventuale intervento farmacologico, modifiche nello stile di vita e, naturalmente, la fisioterapia. Il ruolo del fisioterapista si concentra su: educazione del paziente sulla patologia e sul reale rischio di frattura, promozione di uno stile di vita attivo, e esercizio terapeutico progressivo — forza ed equilibrio, in particolare, contribuiscono a ridurre il rischio di caduta e quindi di frattura. Nei pazienti con elevata paura del movimento (kinesiofobia), spesso presente proprio per il timore di fratturarsi, è utile un percorso di esposizione graduale, che costruisca fiducia nel movimento prima ancora di spingere sull’intensità del carico.
8. Prognosi
L’osteoporosi è una condizione cronica e progressiva, ma non per questo immutabile: con informazioni corrette, il supporto di un team medico-sanitario e uno stile di vita sano che includa l’esercizio fisico, è possibile migliorare la salute dell’osso e ridurre concretamente il rischio di frattura. Proprio per la sua natura cronica, chi riceve una diagnosi di osteoporosi dovrebbe essere seguito nel lungo termine.
Da ricordare
- L’osteoporosi è una malattia silente: resta asintomatica fino alla frattura, quindi i fattori di rischio contano più dei sintomi.
- Qualsiasi frattura da trauma a bassa energia in età adulta è una red flag da non ignorare.
- La MOC (DEXA) resta l’esame di riferimento per la diagnosi.
- Muoversi non è pericoloso: è protettivo. L’esercizio, incluso quello di forza, migliora la densità ossea e riduce il rischio di caduta.
- La gestione è sempre multidisciplinare: nutrizione, farmaci, stile di vita ed esercizio terapeutico lavorano insieme.
- Nei pazienti più impauriti dal movimento, la progressione graduale costruisce fiducia prima ancora che forza.
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Fonti
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- Sito web della SIOMMMS (Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro).
