SPONDILOLISI E SPONDILOLISTESI

SPONDILOLISI E SPONDILOLISTESI

1. Due parole diverse, due problemi collegati

La spondilolisi è una frattura da stress (o mancata formazione) dell’istmo vertebrale (la pars interarticularis, un piccolo ponte osseo tra le faccette articolari di una vertebra lombare). La spondilolistesi è invece lo scivolamento in avanti di una vertebra rispetto a quella sottostante. Le due condizioni sono strettamente collegate: nel 40-66% dei pazienti con spondilolisi bilaterale, la frattura evolve poi in un vero scivolamento (listesi), mentre questo non accade quasi mai se la lisi è unilaterale.

Fonte: web

2. Quanto è diffusa e chi colpisce

L’età media di diagnosi della spondilolisi è 15 anni, perché la causa è lo stress ripetuto applicato alla colonna durante infanzia e adolescenza. Sono considerati sport ad alto rischio quelli con carico assiale ripetuto e/o continue iperestensioni e rotazioni lombari: ginnastica, danza, tuffi, calcio, rugby, lotta, arti marziali, basket, cheerleading, lanci, golf, tennis, pallavolo, sollevamento pesi e nuoto (soprattutto a farfalla e rana).

La spondilolistesi ha un’incidenza del 5-6% nella popolazione adulta, che sale al 12% tra i 10 e i 15 anni, soprattutto in chi pratica sport ad alto impatto. Un dato interessante: la spondilolisi è più comune negli uomini (2:1), ma lo scivolamento vero e proprio (la listesi) è fino a 5 volte più frequente nelle donne — probabilmente per la maggiore inclinazione pelvica, l’orientamento delle faccette lombari, le gravidanze, un BMI più elevato e la lassità legamentosa.

3. Le cause

Per la spondilolisi, le cause principali sono lo stress meccanico ripetitivo (iperestensione e torsione lombare ripetute), una possibile predisposizione genetica, la fase di crescita ossea (nei bambini e adolescenti la colonna è più vulnerabile — fino al 6% della popolazione può sviluppare spondilolisi entro i 14 anni) e traumi acuti o microtraumi ripetuti.

Per la spondilolistesi, oltre all’evoluzione di una spondilolisi, esiste anche una forma degenerativa, tipica dopo i 40-50 anni, legata alla naturale usura del disco intervertebrale: qui lo scivolamento è meno probabile se il disco ha già perso molta altezza o sono presenti ponti ossei (osteofiti) che “bloccano” il movimento.

4. Come si classifica

La spondilolistesi si classifica in base alla percentuale di scivolamento rilevata con una radiografia laterale in stazione eretta (classificazione di Meyerding):

  • Grado I — scivolamento fino al 25%
  • Grado II — tra il 26% e il 50%
  • Grado III — tra il 51% e il 75%
  • Grado IV — tra il 76% e il 100%
  • Grado V — oltre il 100% (spondiloptosi)
Fonte: Web

Esiste anche una classificazione basata sulla causa (Wiltse-Newman): displasica/congenita, istmica (secondaria a spondilolisi), degenerativa, traumatica, patologica o iatrogena.

5. Come si manifesta

Il dato forse più sorprendente: la maggior parte delle spondilolisi e delle spondilolistesi sono asintomatiche, anche per tutta la vita. Quando compaiono sintomi, i più comuni sono:

  • dolore lombare localizzato, che peggiora con l’estensione o la torsione della schiena;
  • rigidità lombare, specialmente dopo lunghi periodi in piedi o seduti;
  • dolore che si irradia a glutei o cosce (raramente fino ai piedi, a differenza della sciatica);
  • un dolore che, a differenza di molte altre problematiche di schiena, non si riduce con il riposo;
  • nei casi con coinvolgimento neurologico: perdita di forza, di sensibilità o dei riflessi — un segnale che richiede sempre un consulto specialistico.

6. I falsi miti da sfatare

“Più la vertebra è scivolata, più dolore avrò” — falso: il grado di scivolamento non è correlato all’intensità dei sintomi. Esistono immagini radiografiche di scivolamenti importanti in pazienti completamente asintomatici, e viceversa.

“Ho la spondilolistesi, quindi prima o poi dovrò operarmi” — falso nella maggior parte dei casi: il ricorso alla chirurgia è progressivamente diminuito negli anni, ed è riservato solo alle forme più severe o a chi non risponde alla terapia conservativa dopo un percorso adeguato (generalmente 3-6 mesi).

“Se non ho sintomi devo comunque trattarla” — falso: una spondilolisi o una spondilolistesi asintomatica, scoperta magari per caso durante un esame per altri motivi, non richiede alcun trattamento specifico, solo eventualmente un monitoraggio nel tempo.

7. Come si valuta

La diagnosi si basa su un’anamnesi mirata (dolore che compare con estensione e rotazione, non alleviato dal riposo, spesso in giovani sportivi o durante fasi di crescita rapida) e su una radiografia in proiezione laterale, eseguita in stazione eretta, che resta l’esame di riferimento per entrambe le condizioni. Per la spondilolisi, un segno caratteristico nelle proiezioni oblique è il cosiddetto “collar on the Scotty dog”: un’interruzione ossea che, vista di profilo, ricorda il collare di un cagnolino stilizzato. La risonanza magnetica si riserva ai casi con sintomi neurologici.

Tra i test clinici più utili troviamo l’Active Straight Leg Raise (ASLR) e il Passive Lumbar Extension test (PLE), entrambi con una buona capacità di individuare un’instabilità del segmento lombare.

8. Il trattamento

Per la grande maggioranza dei pazienti, l’approccio conservativo è sufficiente. Nelle fasi acute può essere utile un breve periodo di riposo relativo (da 2 settimane a 6 mesi, a seconda dei casi), eventualmente con un corsetto, insieme a farmaci antinfiammatori per un periodo limitato. Il ruolo centrale, però, spetta all’esercizio terapeutico, che si è dimostrato efficace fino all’84% dei pazienti: attività aerobica, esercizi in flessione, rinforzo della muscolatura addominale e degli stabilizzatori profondi (in particolare i multifidi), fino al controllo motorio più avanzato.

La chirurgia resta un’opzione riservata a chi non risponde al percorso conservativo o presenta segni neurologici in peggioramento, e consiste solitamente in una decompressione, con o senza fusione vertebrale.

Da ricordare

  • Spondilolisi = frattura dell’istmo vertebrale; spondilolistesi = scivolamento della vertebra — sono condizioni collegate ma diverse.
  • Colpiscono soprattutto giovani sportivi (ginnastica, tuffi, danza, sport di contatto) per lo stress ripetuto su estensione e rotazione lombare.
  • La maggior parte dei casi è asintomatica e non richiede alcun trattamento.
  • Il grado di scivolamento non predice l’intensità dei sintomi.
  • La chirurgia è l’eccezione, non la regola: prima si tenta sempre un percorso conservativo basato sull’esercizio terapeutico.
Sospetti una spondilolisi o una spondilolistesi, o ne hai già una diagnosi? Contattami per una valutazione: costruiremo insieme il percorso più adatto al tuo caso.

Fonti

  1. Kreiner DS, Baisden J, Mazanec DJ, et al. Guideline summary review: an evidence-based clinical guideline for the diagnosis and treatment of adult isthmic spondylolisthesis. The Spine Journal. 2016;16(12):1478-1485.
  2. Matz PG, Meagher RJ, Lamer T, et al. Guideline summary review: an evidence-based clinical guideline for the diagnosis and treatment of degenerative lumbar spondylolisthesis. The Spine Journal. 2016;16(3):439-448.
  3. Kunze KN, Lilly DT, Khan JM, et al. High-grade spondylolisthesis in adults: current concepts in evaluation and management. Int J Spine Surg. 2020;14(3):327-340.
  4. McNeely ML, Torrance G, Magee DJ. A systematic review of physiotherapy for spondylolysis and spondylolisthesis. Manual Therapy. 2003;8(2):80-91.
  5. Lawrance SE, Boss E, Jacobs M, Day C. Current clinical concepts: management of common lumbar spine posterior column disorders. Journal of Athletic Training. 2022.
  6. Chaddha R, Keny SM. Current concepts in the management of spondylolisthesis. Current Orthopaedic Practice. 2017;28(1):23-30.
  7. O’Sullivan PB, Twomey LT, Allison GT. Evaluation of Specific Stabilizing Exercise in the Treatment of Chronic Low Back Pain With Radiologic Diagnosis of Spondylolysis or Spondylolisthesis. Spine. 1997;22(24):2959-2967.
  8. Garet M, Reiman MP, Mathers J, Sylvain J. Nonoperative Treatment in Lumbar Spondylolysis and Spondylolisthesis: A Systematic Review. Sports Health. 2013;5(3):225-232.

Lascia un commento