SCOLIOSI: MINI GUIDA
1. Cos’è la scoliosi?
La scoliosi è una deformità tridimensionale della colonna vertebrale. L’unico piano su cui la colonna presenta fisiologicamente delle curve è quello sagittale (lordosi cervicale, cifosi dorsale, lordosi lombare): questa architettura serve a rendere il rachide più resistente ai carichi. Nella scoliosi, invece, compare anche una curva sul piano frontale, accompagnata da una rotazione delle vertebre — è proprio questa componente rotatoria a rendere la scoliosi una deformità nei tre piani dello spazio, e non una semplice “schiena storta”. Nelle forme più severe (oltre i 65-70°), peraltro piuttosto rare, la deformità può arrivare a interessare anche la funzione cardio-respiratoria.
2. Da cosa dipende: idiopatica o secondaria
Nel 70-80% dei casi si parla di scoliosi idiopatica, cioè a causa sconosciuta. Nel restante 20-30% la scoliosi è secondaria a un’altra condizione: disordini neurologici, patologie del tessuto muscolare o connettivo, malformazioni vertebrali congenite o cause iatrogene (conseguenti, per esempio, a un intervento chirurgico).
Un chiarimento importante: tra le cause della scoliosi non rientrano né la postura scorretta mantenuta durante lavoro o studio, né la pratica sportiva — nemmeno gli sport considerati “asimmetrici” come tennis o pallavolo.
3. Come si classifica
La scoliosi si classifica in base a diversi parametri:
- Età di prima osservazione: infantile, giovanile, adolescenziale (la forma più diffusa, nota come AIS) o dell’adulto.
- Localizzazione della curva: toracica, toraco-lombare, lombare, oppure “a S” quando le curve sono due.
- Gradi Cobb, l’angolo misurato su una radiografia frontale secondo il metodo Cobb: sotto i 10° non si può parlare di scoliosi; oltre i 30° aumenta il rischio di problemi di salute in età adulta; oltre i 50° la progressione in età adulta diventa quasi certa.
Un dato interessante: la forma adolescenziale colpisce più spesso le femmine, e questa differenza si accentua nelle curve più importanti. Per curve tra 10° e 20° il rapporto tra femmine e maschi è di circa 1,3 a 1; per curve superiori ai 30° sale fino a 7 a 1.
4. Scoliosi o solo un atteggiamento scoliotico? Non è la stessa cosa
È fondamentale distinguere la scoliosi vera dall’atteggiamento scoliotico, una semplice modifica funzionale della postura sul piano frontale. L’atteggiamento scoliotico può essere corretto attivamente dal paziente, non presenta rotazione vertebrale, ha un angolo di Cobb inferiore a 10° e non progredisce. La scoliosi, al contrario, non può essere modificata volontariamente, presenta rotazione vertebrale, angolo di Cobb superiore a 10° ed è progressiva, soprattutto nei periodi di maggiore crescita.
5. I falsi miti da sfatare
“Ho la scoliosi, quindi il mio mal di schiena dipende da quella” — dal punto di vista scientifico scoliosi e mal di schiena non hanno un legame consistente. Nella maggior parte dei casi la scoliosi è asintomatica, e chi soffre di mal di schiena può risolverlo con la fisioterapia anche lasciando invariata la propria curva.
“Da adulto posso ancora correggere la mia scoliosi” — in età adulta la curva non è più modificabile, ma è comunque possibile lavorare sui sintomi associati, quando presenti.
“Il nuoto cura la scoliosi” — falso: il nuoto non ha effetti curativi specifici, resta semplicemente una delle tante attività che si possono affiancare al percorso di trattamento.
“Chi ha la scoliosi non può fare sport” — al contrario: deve farlo. L’unica accortezza riguarda gli sport che richiedono un’eccessiva elasticità (come la ginnastica ritmica) se praticati a livello agonistico, perché l’eccessiva lassità legamentosa può favorire la progressione della curva.
6. Come si valuta
Ancora prima dei test specifici, ci sono alcuni segnali che possono insospettire un genitore o un insegnante: asimmetria di spalle o fianchi, differenza di altezza tra le due scapole, differenza nello spazio tra braccio e fianco (i cosiddetti triangoli della taglia) o una mobilità ridotta del busto quando ci si inclina lateralmente.
L’esame clinico vero e proprio parte da un’osservazione globale delle asimmetrie (spalle, scapole, fianchi), spesso quantificata con la scala TRACE. Il test cardine è il test di Adams (o bending test): il paziente flette il tronco in avanti mentre si ricerca un eventuale gibbo, misurabile con lo scoliometro di Bunnel. La diagnosi resta però radiografica: serve una misurazione dei gradi Cobb superiore a 10° per confermare il sospetto clinico. Per stabilire la maturità scheletrica, e quindi il potenziale di progressione, si utilizza il test di Risser, che valuta il grado di ossificazione dell’apofisi iliaca su una scala da 0 a 5.
7. Il trattamento non è uguale per tutti
Le decisioni di trattamento si basano sempre su due parametri insieme: i gradi Cobb e la maturità scheletrica. Una scoliosi di 15° in un paziente ancora in piena crescita (Risser 0) è più preoccupante di una scoliosi di 25° in un paziente quasi maturo (Risser 4), perché il potenziale di peggioramento è molto diverso.
In generale, le opzioni — che si sovrappongono ampiamente e vanno sempre calate sul singolo paziente — vanno dalla semplice osservazione, agli esercizi specifici (metodi riconosciuti da SOSORT, la principale società scientifica internazionale dedicata alla scoliosi, come Schroth o SEAS), fino ai corsetti (morbidi, rigidi o super-rigidi) e, nei casi più gravi, alla chirurgia. Per dare un’idea di massima: si tende all’osservazione fino a circa 20°, gli esercizi sono indicati già a partire dai 10°, il busto (nelle sue varie forme) copre grosso modo la fascia tra 15° e 60°, mentre la chirurgia entra in gioco sopra i 45°. Sono soglie orientative, non regole rigide, perché — come detto — vanno sempre lette insieme alla maturità scheletrica. Il periodo più delicato resta quello tra Risser 0 e 2, che coincide con lo scatto di crescita puberale.
PUNTI CHIAVE
- La scoliosi è una deformità 3D: curva sul piano frontale + rotazione vertebrale, non una semplice “schiena storta”.
- Nel 70-80% dei casi è idiopatica: non è causata da postura scorretta o sport.
- Non va confusa con l’atteggiamento scoliotico, che è correggibile attivamente e non progredisce.
- Mal di schiena e scoliosi non sono automaticamente collegati: il dolore si può risolvere anche a curva invariata.
- La diagnosi è radiografica (gradi Cobb >> 10°); il trattamento dipende sempre dalla combinazione tra gradi Cobb e maturità scheletrica (test di Risser).
- Chi ha la scoliosi deve fare sport, non evitarlo.
Hai dubbi sulla schiena di tuo figlio o sulla tua scoliosi? Contattami per una valutazione: capiremo insieme se serve un approfondimento e quale percorso è più adatto.
Fonti:
- Negrini S et al. — SOSORT guidelines (Scoliosis, 2012) —
- Parent S, Newton PO, Wenger DR — Adolescent idiopathic scoliosis (2005) —
- Negrini S et al. — Why do we treat AIS (2006) —
- Giuffrida C. — Scoliosis, a three-dimensional paramorphism (2020) —
- Koumbourlis AC. — Scoliosis and the respiratory system (2006) —
- Ponseti IV, Friedman B. — Prognosis in idiopathic scoliosis (1950) —
- Dunn J et al. — Screening for AIS, USPSTF (2018) —
- Tanchev PI et al. — Scoliosis in rhythmic gymnasts (2000) —
- Berdishevsky H et al. — Seven major schools (2016) —
- Zaina F, Negrini S, Atanasio S. — sviluppo della scala TRACE (2009)

