PUBALGIA (GROIN PAIN): PARLIAMONE
1. Cos’è la pubalgia?
La pubalgia — termine più corretto in ambito scientifico è Groin Pain (letteralmente “dolore inguinale”) — indica una sintomatologia dolorosa localizzata nella zona inguinale che può avere origini molto diverse tra loro. È un problema tipico degli sport ad alta intensità con cambi di direzione frequenti e movimenti ripetuti dell’anca, come calcio, hockey su ghiaccio, corsa, rugby e tennis, e colpisce soprattutto atleti di sesso maschile, spesso a seguito di un trauma o di un sovraccarico funzionale (overuse, cioè un accumulo di stress ripetuto sui tessuti). È una condizione notoriamente multifattoriale, difficile sia da diagnosticare con precisione sia da gestire clinicamente.

2. Chi ne soffre
Negli uomini le cause più frequenti sono problemi da overuse dell’adduttore lungo, del retto femorale e dell’ileopsoas, oppure lesioni acute di queste stesse strutture. Negli adolescenti, il rischio riguarda soprattutto le fratture da avulsione (piccoli distacchi ossei nei punti di inserzione tendinea, per esempio a livello della spina iliaca o della sinfisi pubica), perché lo scheletro è ancora immaturo. Nella popolazione più anziana, invece, il dolore inguinale è più spesso legato a condizioni degenerative come l’artrosi d’anca. Anche le donne possono esserne colpite, in genere per fratture da stress della zona pelvica.
3. Prima di tutto: le red flags
Prima di procedere con qualunque valutazione specifica, è fondamentale escludere condizioni più gravi. Alcuni segnali dovrebbero sempre far scattare un campanello d’allarme: storia di trauma importante, febbre, calo di peso inspiegabile, dolore durante la minzione, dolore notturno intenso, uso prolungato di corticosteroidi. In presenza di questi segnali, soprattutto se combinati tra loro, è opportuno inviare il paziente a uno specialista per accertamenti più approfonditi, così da escludere problematiche sistemiche, oncologiche o una frattura del collo del femore.
4. Non è tutto uguale: i 5 tipi di groin pain
La letteratura oggi suddivide il groin pain in cinque categorie, in base alla struttura coinvolta:
- Adductor-related (dolore da adduttori): la causa più frequente in assoluto, riguarda l’inserzione prossimale dell’adduttore lungo — è responsabile della stragrande maggioranza dei casi.
- Pubic-related (dolore pubico): localizzato sulla sinfisi pubica, spesso di difficile distinzione dal precedente.
- Ileopsoas-related: dolore nella zona anteriore e prossimale della coscia, legato all’ileopsoas o al retto femorale.
- Inguinal-related: dolore nel canale inguinale, spesso legato a un’ernia, che peggiora con un colpo di tosse o uno starnuto.
- Hip-related: quando il problema nasce direttamente dall’articolazione dell’anca, tipicamente per un conflitto femoro-acetabolare (FAI, un contatto anomalo tra testa del femore e acetabolo).
Ogni gruppo ha un pattern caratteristico di dolore, palpazione e test provocativi (contro-resistenza, stretch, palpazione delle strutture coinvolte) che il fisioterapista utilizza per orientare la diagnosi.
5. I falsi miti da sfatare
“Devo operarmi subito” — falso, quasi sempre: per adductor-related e pubic-related groin pain, un percorso di esercizio terapeutico ha un’efficacia superiore rispetto alle sole terapie passive, con un ritorno allo sport nel 50-75% dei casi seguendo un approccio attivo. La chirurgia resta un’opzione solo quando il percorso conservativo fallisce davvero. Fa eccezione l’inguinal-related da ernia, dove la chirurgia laparoscopica risulta spesso la scelta più efficace fin da subito.
“Il riposo assoluto risolve tutto” — anche questo è un mito: il dolore va gestito e monitorato, ma il vero motore del recupero è il carico progressivo e mirato, non l’immobilità.
6. Il trattamento e i tempi di recupero
L’approccio riabilitativo si basa sull’esercizio terapeutico, calibrato in base al gruppo di appartenenza: rinforzo di adduttori e muscolatura addominale, gestione del carico e, nei casi ileopsoas/hip-related, anche il recupero di ROM e forza dell’anca nel suo complesso. Il fisioterapista monitora dolore, forza (spesso con un dinamometro, calcolando il Limb Symmetry Index — la percentuale di forza del lato colpito rispetto a quello sano) e funzione, con l’obiettivo di riportare l’atleta a un dolore pari a zero e a un LSI del 90-95% o superiore prima del rientro in campo.
I tempi variano molto in base al tipo di lesione: dopo un trauma acuto muscolare il recupero può richiedere da poche settimane fino a 2-3 mesi, mentre le forme croniche da overuse possono richiedere anche 13-17 settimane di lavoro costante.
7. Quando rivolgersi al professionista
Il groin pain viene spesso sottovalutato nelle fasi iniziali: molti atleti continuano a giocare con il dolore finché non diventa invalidante, con il rischio di aggravare il problema e sviluppare compensi che peggiorano la performance. Farsi valutare precocemente permette di inquadrare correttamente il tipo di dolore inguinale e impostare da subito il percorso più efficace.
Hai un dolore inguinale che non passa? Contattami per una valutazione: capiremo insieme a quale tipologia di groin pain appartiene il tuo caso e costruiremo il percorso più adatto per tornare in campo in sicurezza.
Fonte:
- Weir A, Brukner P, Delahunt E, et al. — Doha agreement on terminology and definitions in groin pain (2015) —
- Hölmich P, Uhrskou P, Ulnits L, et al. — Effectiveness of active physical training… (Lancet, 1999) —
- Eckard TG, Padua DA, Dompier TP, et al. — Epidemiology of hip flexor and hip adductor strains (2017) —
- Sailly M, Whiteley R, Read JW, et al. — Pubic apophysitis (2015) —
- Paajanen H, Brinck T, Hermunen H, et al. — Laparoscopic surgery for chronic groin pain (2011) —
- Orchard JW. — Men at higher risk of groin injuries (2015) —
- Leerar PJ, Boissonnault W, Domholdt E, et al. — Documentation of red flags (2007) —
- Light N, Thorborg K. — The precision and torque production of hip adductor squeeze tests (2016) —
- Hölmich P. — Groin injuries in athletes – new stepping stones (2017) —
- Serner A, van Eijck CH, Beumer BR, et al. — Study quality on groin injury management remains low (2015) —

